CHIESA

Sono del tutto errate le attribuzioni a Michelangelo o a Giulio Romano o ad altri. L’attuale forma basilicale a croce latina fu disegnata da Guidetto Guidetti (Firenze forse fine ‘400-Roma 1564) , uno dei più brillanti allievi di Michelangelo (il che potrebbe aver causato la confusione tra discepolo e maestro).  Errata anche l’attribuzione della facciata a Martino Longhi il Vecchio, ormai riconosciuta invece come opera cinquecentesca del Vignola (Jacopo Barozzi) e portata poi a termine da Francesco Capriani da Volterra, detto "il Volterra" (da non confondersi con Daniele da Volterra, detto “il Braghettone”, quello che mise le mutande ai nudi della Cappella Sistina). La costruzione iniziò già sul finire del Quattrocento ma per motivi economici l’impresa subì diversi arresti e riprese, fino ad essere infine terminata nella seconda metà del Cinquecento.

L'interno della Chiesa, a tre navate divise da pilastri, è ricco di pitture e marmi, ma la sua peculiare caratteristica è la profusione di stucchi bianchi e dorati che ornano le volte, la crociera e l'abside.

Nonostante negli stucchi si riscontri una certa pesantezza plastica, l'insieme risulta gentile e delicato e quasi non se n'avverte la diffusione in tutti gli angoli disponibili. Ciò si deve soprattutto perché, diversamente da quanto accade altrove, gli angeli non sono ritratti in atteggiamento statico bensì dinamico, quasi danzante.

 

APPARATO DECORATIVO E ARREDI SACRI

 

Controfacciata, navata principale

INGRESSO: Bussola in radica di noce (1784), dono dell’Università dei Garzoni Molinari.

IN ALTO: Cantoria in legno dorato (fine sec. XVIII), restaurata nel 1825 a cura dell’Università dei Padroni Molinari. Nella balaustra, pannelli recanti prospettive di molini sul Tevere. Organo monumentale (1861).

 

Controfacciata, navata destra

IN ALTO: Giuseppe e Andrea Orazi, Il sogno di Giuseppe (1706), affresco. 

 

Cappella dell’Annunciazione (Università de’ Mercanti e Sensali di Ripa)

PALA D’ALTARE: Federico Zuccari, Annunciazione (1561), affresco. 

PARETE DESTRA: Virginio Monti, L’arcangelo Gabriele (1875), affresco. 

PARETE SINISTRA: Virginio Monti, San Giuseppe (1878), affresco. 

PAVIMENTO: eseguito nel 1749 su disegno di Gabriele Valvassori.

 

Prima volticella navata destra

Giuseppe e Andrea Orazi, Gloria di Maria (1708), affresco.

 

Cappella di Santa Caterina d’Alessandria (Università de’ Vermicellari)

PALA D’ALTARE: Filippo Zucchetti, Nozze mistiche di Santa Caterina (1711), olio su tela.

PARETE DESTRA: Filippo Zucchetti, San Pietro (1711), affresco.

PARETE SINISTRA: Filippo Zucchetti, San Paolo (1711) , affresco.

VOLTA: Tommaso Cardani, Angeli con i simboli del martirio (1711), affresco.

 

Seconda volticella navata destra

Giuseppe e Andrea Orazi, Gloria di S. Caterina (1708), affresco.

 

Cappella dei SS. Giacomo, Bartolomeo e Vittoria

(Università de’ Padroni, Affittuari e Mezzaroli di Vigne)

PALA D’ALTARE: Giovanni Baglione, Vergine col Bambino e Santi (1630 ca.), affresco.

PARETE DESTRA: Giovanni Baglione, Martirio di un santo diacono (1630 ca.), affresco. 

PARETE SINISTRA:Giovanni Baglione, Martirio di S. Andrea Apostolo (1630 ca.), affresco.  VOLTA: affreschi (sec. XIX) con due angeli entro riquadri ed una santa, forse Santa Vittoria. 

 

Terza volticella navata destra

Giuseppe e Andrea Orazi, Gloria di San Bartolomeo (1708), affresco.

 

Cappella del Ss. Crocifisso ‐ Braccio destro del transetto

(Università de’ Pollaroli)

ALTARE: Crocifisso ligneo (sec. XVII). 

PARETI: Niccolò Martinelli da Pesaro detto “il Trometta”, Storie della Passione (1595), ciclo di affreschi. Diverse fonti indicano il Trometta come compaesano, allievo e pupillo di Taddeo Zuccari.

 

Sottarco destro del transetto

Giacinto Calandrucci, Resurrezione di Cristo (1703) e coppie di angeli con i simboli della Passione, affresco.

 

Fondo della navata destra

Portone ligneo di accesso all’Aula del Vestiario.

IN ALTO: Andrea Procaccini, La discesa dello Spirito Santo (1704), affresco. Pierre Legros, Angeli in stucco (1702).

 

Incrocio navata principale col transetto 

VOLTA: Giuseppe e Andrea Orazi, Immacolata Concezione (1703), affresco.

PENNACCHI: Giuseppe e Andrea Orazi, Virtù della Vergine (1703), affresco.

STUCCHI: Simone Giorgini e Leonardo Retti, su disegno di Luigi Barattone.

PAVIMENTO: Tarsia in marmo policromo (1747), dono dell’Università dei Fruttaroli, raffigurante un festone con varie specie di frutti.

 

Abside (Università de’ Fruttaroli)

ALTARE MAGGIORE: Giacomo della Porta (sec. XVI), restaurato da Gabriele Valvassori (1746‐55); custodisce la sacra immagine mariana.

PARETE DI FONDO: Federico e Taddeo Zuccari (1560 ca.), Storie della vita della Vergine, ciclo di affreschi.

A SINISTRA DELL’ALTARE: in alto, Sposalizio; in basso, Natività.

A DESTRA DELL’ALTARE: in alto, Visitazione; in basso, Fuga in Egitto (scena ispirata ai Vangeli apocrifi).

IN ALTO: vetrata policroma con monogramma mariano formato da melograni, uva e altri frutti, nonché rose rosse e fiori vari (sec. XVIII).

ARCO TRIONFALE: Simone Giorgini e Leonardo Retti, Angeli.

 

Parete absidale di destra

IN ALTO: (nella lunetta) Giovanni Baglione, L’incontro di Anna e Gioacchino e i profeti Mosè e Isaia (1598), affresco.

IN BASSO: Giovanni Baglione, Nascita di Maria (1598), affresco.

PARASTA DI DESTRA: grottesca in stucco dorato (sec. XVII) che reca, in alto, il prospetto della chiesa.

 

Volta dell’abside

Giovanni Baglione, Morte, Assunzione e Incoronazione di Maria (1598), affreschi.

 

Parete absidale di sinistra

IN ALTO: (nella lunetta) Giovanni Baglione, L’angelo esorta Giuseppe a fuggire in Egitto e due profeti non identificabili, ma forse uno dei due è in realtà una Sibilla (1598), affresco.

IN BASSO: Giovanni Baglione, Presentazione di Maria al Tempio (1598), affresco. Questo presenta una particolarità: a parte le vesti rinascimentali dei personaggi, la scena si svolge ai piedi di una scalinata al cui termine vi è la facciata di un edificio visto di scorcio, che corrisponde proprio… alla chiesa della Madonna dell’Orto.

PARASTA DI SINISTRA: grottesca in stucco dorato (sec. XVII) che reca, in alto, il prospetto di una chiesa sconosciuta, ma quasi sicuramente si tratta della facciata della prima cappella eretta in onore della Madonna.

 

Fondo della navata sinistra

Portone ligneo di accesso alla Sacrestia; accanto, singolare acquasantiera marmorea (sec. XV) con mano reggente una piccola conca. 

IN ALTO: Andrea Procaccini, Incontro tra Gioacchino ed Anna (1704). Pierre Legros, Angeli (1702).

 

Cappella di San Francesco d’Assisi ‐ Braccio sinistro del transetto

(Università de’ Padroni Molinari)

ALTARE: statua del Santo (sec. XVII).

PARETI: Niccolò Martinelli da Pesaro detto “il Trometta”, Storie di San Francesco (1595), ciclo di affreschi.

 

Sottarco sinistro del transetto

Mario Garzi, Gloria di San Francesco (inizio sec. XVII).

 

Cappella dei Santi Carlo Borromeo, Ambrogio e Bernardino da Siena

(Università degli Scarpinelli)

PALA D’ALTARE: Giovanni Baglione, Madonna col Bambino e Santi (1641), olio su tela.

PARETE DESTRA: Giovanni Baglione, Sant’Ambrogio a cavallo caccia gli Ariani da Milano (1641), olio su tela.

PARETE SINISTRA: Giovanni Baglione, San Carlo Borromeo assiste gli appestati (1641), olio su tela.

 

Terza volticella della navata sinistra

Giovan Battista Parodi, Gloria di San Carlo Borromeo (1706), affresco.

 

Cappella di San Giovanni Battista (Compagnia de’ Giovani Pizzicaroli)

PROGETTO ARCHITETTONICO: Gabriele Valvassori (1750).

PALA D’ALTARE: Corrado Giaquinto, Battesimo di Cristo (1750), olio su tela.

PARETE DESTRA: Giuseppe Ranucci, Predica del Battista (1749), olio su tela.

PARETE SINISTRA: Giuseppe Ranucci, La decollazione del Battista (1749), olio su tela. PAVIMENTO: eseguito nel 1750 su disegno di Gabriele Valvassori.

 

Seconda volticella della navata sinistra

Giovan Battista Parodi, Gloria di San Giovanni Battista (1706), affresco.

 

Cappella di San Sebastiano (Università degli Ortolani)

PALA D’ALTARE: Giovanni Baglione, San Sebastiano curato dagli angeli (1624), olio su tela. Il Baglione dipinse – col medesimo titolo – un altro olio su tela di grandi dimensioni nel Duomo di San Gemini, in Umbria. Le due raffigurazioni sono molto differenti, tranne nel viso del Santo, sostanzialmente identico.

PARETE DESTRA: Giovanni Baglione, Sant’Antonio da Padova (1624), olio su tela.

PARETE SINISTRA: Giovanni Baglione, San Bonaventura (1624), olio su tela.

PAVIMENTO: eseguito nel 1748 su disegno di Gabriele Valvassori.


Prima volticella della navata sinistra

Giovan Battista Parodi, Gloria di San Sebastiano (1706), affresco.

 

Controfacciata, navata sinistra

IN ALTO: Giuseppe e Andrea Orazi, Adorazione dei pastori (1706), affresco.

IN BASSO: Acquasantiera con basamento, opera di marmorari romani (fine sec. XV), forse appartenente alla demolita cappella votiva.

 

Navata centrale

VOLTA: Giacinto Calandrucci, Assunzione di Maria (1706), affresco. 

STUCCHI: su disegno di Gabriele Valvassori.

 

Arco trionfale

Camillo Rusconi, Angeli in bassorilievo (1702). Michel Maille, Allegorie femminili affiancate da putti (1702). SUL PAVIMENTO: Lapide marmorea indicante il punto preciso in cui si trovava l’immagine della Madonna dell’Orto al tempo del miracolo originario; la lapide è stata collocata qui nel momento in cui l’icona sacra è stata traslata sull’altare maggiore (1556).

 

 

*   *   *

 

Il pavimento delle tre navate e di tre cappelle, in marmi bianchi e grigi, fu realizzato su disegno di Gabriele Valvassori e si configura come un elemento unificatore dell’intero impianto, anche se il cantiere procedette in modo prolungato e irregolare, dal 1747 al 1756. Secondo le fonti d’archivio, il Valvassori fu architetto di S. Maria dell’Orto tra il 1734 e il 1758, dopo la lunga presenza di Luigi Barattone, che contribuì in modo determinante a conferire alla chiesa la sua attuale veste decorativa. Nelle navate laterali, sono stati collocati i due confessionali lignei, datati 1755, recanti sulla sommità una formella in bronzo raffigurante una mola sul Tevere, dono dell’Università de’ Giovani Molinari. Il progetto di questi due elementi è stato attribuito a Gabriele Valvassori per l’impianto generale della composizione: la posizione delle colonne, leggermente ruotate, che sorreggono un architrave interrotto e centinato, richiamano uno schema architettonico che è possibile ritrovare nella facciata dell’ospedale e nell’altare della seconda cappella della navata sinistra, dedicata a San Giovanni Battista.

Circa gli stucchi che decorano le volte della chiesa, un’antica leggenda tramandata oralmente – ma che per qualche tempo trovò ospitalità anche in alcune pubblicazioni – vuole che in tali sontuosi ornamenti fosse mescolato il primo oro venuto dall’America con Cristoforo Colombo. Nata probabilmente per la suggestione recata dal particolare anno di nascita della Confraternita (1492), la leggenda è in realtà destituita d’ogni possibile fondamento. Secondo una ben più autorevole tradizione, infatti, quell’oro dovrebbe decorare il soffitto a cassettoni di S. Maria Maggiore, ma anche in tal caso non esiste alcun documento che lo confermi. Tuttavia, in via puramente teorica, la leggenda riguardante S. Maria dell’Orto potrebbe avere qualche spunto di verità: si narra che quella lavorazione effettuata nella basilica esquilina abbia dato luogo a parecchi ritagli e scarti, tutti comunque gelosamente conservati, però è noto che quantità infinitesimali ne potevano essere donate – per devozione e a scopo simbolico – a chi ne facesse richiesta onde mescolarle a vernici, stucchi e quant’altro occorrente per la decorazione di altre chiese.

 

AULA DEL VESTIARIO Il mobile in noce fu realizzato dagli ebanisti Eugenio e Giacomo Bacci, membri della Confraternita, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. I centododici stipetti, destinati a custodire gli oggetti personali dei confratelli, confermano quanto un tempo gli iscritti al Sodalizio fossero numerosi. Il soffitto è ricoperto da riquadri con iscrizioni policrome – che vanno dalla metà del Cinquecento a circa tutto il Seicento – che ricordano lasciti e donazioni per la celebrazione di SS. Messe di suffragio.

 

ORATORIO Luogo di preghiera e di adunanza dell’Arciconfraternita, fu terminato nel 1563, come del resto documenta l’iscrizione presente sull’architrave che sormonta l’accesso per chi proviene dal cortile del complesso architettonico. Il locale fu decorato con stucchi tra il 1702 e il 1706; i dipinti sono attribuiti alcuni a Giovanni Odazzi, altri a Tommaso Cardani. Il 29 settembre 1851, l’oratorio fu visitato da papa Pio IX, il quale – assiso su un tronetto – ammise i Confratelli al rituale omaggio dell’osculum pedum (bacio del piede); l’anno successivo – allorché l’ospedale confraternale fu espropriato dal Governo pontificio per ospitarvi parte della manifattura dei tabacchi – vi fu collocato l’altare, proveniente dalla corsia centrale dell’ex nosocomio del sodalizio e donato, nel 1568, dall’Università dei Garzoni dei Vermicellari.

 

SACRESTIA L’ampio vano fu costruito intorno al 1560, allorché fu demolito il pilastro a sinistra dell’abside. L’ambiente è tipicamente settecentesco, a partire dagli imponenti armadi lignei, donati in parte dall’Università dei Padroni Molinari e in parte da quella dei Pollaroli. Sulla sommità di quest’ultimo guardaroba, è presente un superbo tacchino che fa la ruota con un’apertura alare di circa 150 cm., pregevole e singolare opera – anch’essa settecentesca – intagliata in un unico blocco ligneo. Alcune guide riportano, erroneamente, che il tacchino fu realizzato per festeggiare l’arrivo del primo tacchino dall’America (prima metà del ‘500). La fontana posta nell’angolo fu donata dall’Università dei Pizzicaroli e reca l’indicazione dell’anno giubilare 1700, il che fa supporre che sia opera del Barattone, a quel tempo architetto di S. Maria dell’Orto. La volta, ornata con vari elementi decorativi monocromi, reca al centro una Immacolata – molto rimaneggiata – attribuita ad un artista anonimo ispiratosi al Baglione.

 

ALTAR MAGGIORE. Disegno di Giacomo della Porta. Vi si venera l'immagine di S. Maria dell'Orto risalente a circa la metà del Quattrocento. La sacra icona fu distaccata con tutta la porzione muraria dal suo sito originario, dove viene ricordato da una epigrafe, e nel 1556 sull’altare maggiore, ma fu solo nel 1860 che essa venne traslata sulla tela ovale di circa cm. 120x150 custodita nella nicchia absidale. Lo straordinario magnetismo dell’immagine è dovuto principalmente all’incredibile colore degli occhi, dipinti con sfumature di celeste, di verde e di grigio. Nei primissimi anni del 1500 risulta che l’immagine subì un primo restauro da parte di Antoniazzo Romano o suo allievo ma ne seguirono molti altri, l’ultimo nel 1978.   

 

 

Alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, una serie di sconsiderati interventi realizzati nelle vicinanze della chiesa finirono per alterare gravemente il solido assetto statico originario della costruzione, fino a determinare dei dissesti tali da mettere in forse la sua stessa sopravvivenza. In particolare, lo sbancamento lungo gran parte del perimetro esterno della costruzione per l’ampliamento del retrostante fabbricato della Direzione dei Monopoli di Stato determinò una serie di lesioni e dissesti che investirono tutta la chiesa, dalle strutture murarie fino alle volte ed al ricco apparato decorativo. L’Arciconfraternita - proprietaria del sacro edificio ma spogliata del proprio consistente patrimonio in seguito alle confische governative succedute dopo il 1870 - per risolvere questi gravi ed urgenti problemi si rivolse al Ministero per i Beni Culturali che, con propri finanziamenti e attraverso la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma, a partire dal 1984 attuò una serie di interventi di consolidamento e restauro che hanno scongiurato i rischi più gravi per il monumento ed  anche in parte restituito alla chiesa la sua fulgida immagine originaria.

I lavori realizzati - oltre che letteralmente salvare da distruzione certa l’intero fabbricato - hanno anche permesso la riapertura della chiesa al culto, oltre che ai numerosi visitatori e turisti. Attualmente, però, con l’interruzione dei finanziamenti verificatasi dopo l’ultimo lotto di lavori, realizzati nel 1999 grazie ai fondi del Giubileo 2000, è ancora necessario completare l’opera già avviata per il recupero totale della chiesa, il quale richiederebbe diversi milioni di euro.

Per informazioni sulle visite guidate della chiesa si prega rivolgersi al Sig. Enrico Pucci Vice Camerlengo della Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto. Cell.: 3393801318.

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